Nel sud servono i prefetti. Di ferro

ottobre 24, 2007 alle 11:37 am | Pubblicato su L'Editoriale | 1 commento
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Il pacchetto di misure del governo sulla sicurezza, che quando e se arriverà in aula dovrà affrontare l’opposizione della sinistra radicale e della Rosa nel pugno, contiene alcune novità interessanti, a partire dall’ambizione del titolo «Disposizioni in materia di illegalità diffusa». Nel disegno di legge, ecco il punto più qualificante, si riconoscono nuovi poteri ai prefetti che possono perfino scavalcare alcune prerogative dei sindaci. L’intenzione è buona, ma il provvedimento è timido e senza una forte premessa , con relative conseguenze, rischia di risolversi in una bolla di sapone. La premessa è questa: in molte parti del territorio meridionale la criminalità organizzata è più forte, molto più forte, della politica e di fatto, direttamente o indirettamente, la controlla. Solo così si spiega una mafia che riesce a diventare la prima azienda italiana con 90 miliardi di euro di fatturato, una camorra e una ‘ndrangheta che hanno messo le mani sui fondi pubblici, innanzitutto quelli europei. Il livello di permeabilità a queste pressioni delle amministrazioni locali è fortissimo e il circuito malavita-economia-politica-pubblica amministrazione è presidiato dagli uomini dei clan. Come si può provare a spezzare questa catena che inquina la democrazia e sottrae un pezzo di territorio italiano alla sovranità dello Stato? Qualcuno può pensare sul serio di farcela con le forze di qualche sindaco coraggioso, magari con il sostegno saltuario dell’opinione pubblica? No, servono scelte radicali. E in attesa di quella «rivolta delle coscienze» invocata dal Benedetto XVI nella sua recente visita pastorale a Napoli, i cui tempi sono incompatibili con le necessità dello Stato di diritto, servono scelte radicali. Per esempio quella di affidare nuovi poteri ai prefetti. Di farli tornare, nel Sud, prefetti di ferro come lo furono Cesare Mori e Carlo Alberto Dalla Chiesa nel secolo scorso. E per questo servono leggi, soldi, ma innanzitutto volontà politica, perché si tratta di spezzare quel circuito che nella sua perversione genera consenso. A delle task force, organizzate con personale qualificato e tecnologie sofisticate che fanno capo alle prefetture, si potrebbero affidare tutti gli appalti pubblici nelle zone a rischio. Sarebbe una piccola rivoluzione che un governo così precario, con un Partito democratico così squilibrato nelle regioni meridionali come hanno dimostrato i dati di affluenza alle urne delle primarie, non potrà mai fare. Questo invece è un tipico lavoro per un governo di centrodestra che voglia cambiare l’Italia con interventi efficaci, a partire dalla legalità e dalla sicurezza.

1 commento »

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  1. Caro direttore,
    condivido appieno la Tua analisi a proposito dell’influenza che la criminalità organizzata ha sulla politica, specialmente su quella locale. Tuttavia, vorrei farti notare che il centrodestra ha governato 5 – anni – 5. Vale a dire l’intera legislatura e sempre con lo stesso presidente del consiglio. Un vero miracolo italiano, visto l’andazzo dei governi del Belpaese. Una maggioranza sicuramente più compatta e dignitosa di quell’attuale. Ma è proprio per questo che mi vien da chiedere: “come mai tutte queste cose non le hanno realizzate nel corso della loro (intera) legislatura? E se non lo hanno fatto una volta, perché mai dovrebbero riuscirci una seconda?”
    Saluti


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