I libri

Denaro contante. Edizioni Rizzoli, 1990

L’Europa del denaro è già una sola grande nazione. L’agenzia supermercato in Inghilterra, il bancario robot in Francia, le prostitute vittime dei signori dei soldi in Germania, l’euforia del miracolo economico in Spagna, la creazione di un nuovo paradiso fiscale in Lussemburgo: dovunque le banche alzano le loro bandiere con slogan ispirati al dominio, alla potenza, alla ricchezza. Il vento della modernizzazione e una concorrenza sfrenata hanno in pochi anni rivoluzionato il lavoro nelle agenzie ma anche il rapporto con il cliente. Dallo studente al pensionato, dal disoccupato al piccolo imprenditore: nessuno può sfuggire ai tentacoli e alla seduzione del mercato del denaro.

Ma le banche rappresentano anche gli osservatori privilegiati per scoprire il cambiamento delle metropoli europee. Parigi rincorre il Duemila con le Piramidi di vetro nel cuore dell’antica città e il Minitel diffuso come il telefono. Londra difende le sue tradizioni, dal sangue blu al posto di lavoro che non deve essere mai considerato una certezza. I monumenti di Francoforte, interamente ricostruita dopo la guerra, ormai sono i grattacieli delle banche, che i tedeschi chiamano i palazzi del “dare” e dell’ “avere”. Denaro contante è un lungo reportage per capire dove va l’Europa dei soldi, e quali spazi ha in questo mercato l’Italia. Ma, innanzitutto, è un libro che ricorda perché “il denaro è l’uomo”.

«Un libro documentato e divertente» (dalla prefazione di Guido Carli)

Intervista a Giuseppe De Rita sulla borghesia in Italia. Edizioni Laterza, 1996.

Alla ricerca di una borghesia che non c’è. In compagnia di un ricercatore sociale che da decenni ha saputo interpretare l’evoluzione della società italiana, individuandone volta per volta gli sviluppi e le contraddizioni. Un viaggio attraverso cinquant’anni di storia nazionale che apre squarci profondi, con giudizi spregiudicati su avvenimenti e protagonisti.
«Un lavoro completo, scritto bene, che aiuta a capire l’Italia» (Indro Montanelli)

«Un libro che svela una vera anomalia italiana: la mancanza di una borghesia (Eugenio Scalfari)

«Leggetelo, e capirete chi siamo» (Innocenzo Cipolletta)

Ospedale Italia. Vita e dolore, legge e sopruso tra le corsie più affollate del Paese. Edizioni Il Saggiatore, 1998.

E’ il più grande ospedale del Sud Italia. Fra le sue corsie, i suoi vecchi padiglioni e i suoi viali alberati, risiede ogni giorno una popolazione che ammonta a quindicimila abitanti: una città nella città. Chi vive, di preciso, al Cardarelli di Napoli? I degenti, ovviamente, il personale medico, paramedico e amministrativo; ma a questi si mescola una schiera brulicante di contrabbandieri, parcheggiatori abusivi, “badanti”, venditori vari e fattorini improvvisati: un’umanità diseredata, insomma, in cerca di un lavoro, una dimora o una qualche sorta di protezione. Così, fra legalità e soprusi, si è intrecciato negli anni un tessuto sociale imprevedibile, un gigantesco organismo in cui sono attive, per esempio, quarantadue sigle sindacali accreditate. Antonio Galdo si è documentato scrupolosamente su questa realtà, ne ha studiato il divenire e ha parlato a lungo con chi al Cardarelli lavora, soffre e sopravvive. Si è avventurato fra vicende di paternalismo e corruzione, malavita organizzata e clientelismo, nelle malebolge degli appalti, dei concorsi e delle disfunzioni; scoprendo, però, casi di straordinaria abnegazione umana, di alta professionalità e perfino di progresso tecnologico.

La sua indagine, sorretta da un’intensa passione conoscitiva e civile, scandita da un ritmo graffiante, è imparentata, idealmente, con le pagine di uno Sciascia o di una Ortese, non è una divagazione sulla tavolozza del colore locale. E’ una profonda riflessione sul costume di un popolo, sui meccanismi comportamentali e psicologici che fanno di un ospedale un autentico microcosmo, uno specchio esemplare della società meridionale. O più semplicemente italiana.

«Un’impressionante galleria di personaggi che suscitano indignazione, compassione e sorriso» (Stefano Zurlo, Il Giornale)

«Un libro che ricorda i saggi di Foucault» (Sebastiano Maffettone, Il Sole 24Ore)

«Un’inchiesta piena di intelligenza e di accuratezza professionale» (Mario Fortunato, L’Espresso)

Guai a chi li tocca. L’Italia in ostaggio delle corporazioni. Edizioni Mondadori, 2000.

I tassisti difendono licenze e prezzi delle corse con un centinaio di associazioni; i primari si spartiscono ogni centimetro degli ospedali; aerei, treni e tir, per muoversi, devono attraversare ben 63 accordi di categoria; e in montagna bisogna stare attenti anche quando si prendono lezioni: una legge traccia il confine, con un articolo su piccozza e rampone, tra guida alpina e maestri di sci.

E’ l’Italia delle corporazioni e dei mestieri, decisa a proteggere il proprio feudo nell’assoluto disinteresse del bene pubblico. E’ l’Italia delle lobby inattaccabili, delle professioni e delle categorie gelose di privilegi e prerogative conquistate a suon di leggi in anni di . E’ l’Italia dei mille sindacati che paralizzano ogni decisione con potere di veto e infinite interdizioni.

Guai a chi li tocca è un lungo e sorprendente viaggio alla scoperta dei veri padroni d’Italia. I loro volti, le loro storie e i privilegi che controllano come tanti piccoli feudi. Storie di potenti notai, medici-baroni, farmacisti per eredità, gondolieri padroni di Venezia, e ancora racconti, come quello di Indro Montanelli, che non sa neppure l’indirizzo dell’ordine dei giornalisti, o di Gherardo Colombo, che riconosce l’anomalia degli avanzamenti automatici di carriera nella magistratura.

Da queste pagine emerge il ritratto corrosivo di una società civile sempre più frazionata che tiene in ostaggio un intero ceto politico e con esso tutto il Paese e la scommessa della sua modernizzazione.

«Galdo non concede attenuanti ai feudatari d’Italia» (Corriere della Sera)

«Un viaggio che mette a nudo le lobbies inattaccabili» (Il Mattino)

«Benvenuti nell’Italia ostaggio delle corporazioni» (Il Giornale)

«Un’attenta e irruenta osservazione della società italiana» (Il Sole 24 Ore)

«Ecco il regno di Babele in cui siamo finiti» (La Stampa)

«Il lavoro di un bravissimo giornalista» (La Repubblica)

Saranno potenti? Storia, declino e nuovi protagonisti della classe dirigente italiana. Edizioni Sperling & Kupfer, 2003.

Chi comanda in Italia? E innanzitutto: quali sono le scuole del potere? Antonio Galdo attraversa, con un lungo e affascinante viaggio che parte dal dopoguerra e arriva ai nostri giorni, i più importanti universi dai quali proviene la classe dirigente italiana. Dall’Iri all’università Cattolica, dai sindacati ai partiti, da quelli che un tempo erano i simboli degli ormai ex “poteri forti” (Banca Commerciale, Mediobanca e Fiat) ai santuari della videocrazia. Fino alle blasonate tecnocrazie: la Banca d’Italia, il Consiglio di Stato, il corpo diplomatico. Con la caduta della Prima Repubblica, e con la devastante scossa di Tangentopoli, si è dissolta un’intera classe dirigente, sono emerse altre élite, è aumentata l’importanza di alcune organizzazioni anche grazie alla loro forza sul territorio: dai nuovi partiti come Forza Italia e la Lega fino alla superlobby di Confindustria. All’ombra di una Chiesa che ha scelto, con realismo, di puntare sui movimenti più che su una improbabile ricostruzione del partito dei cattolici, è cresciuto il peso di reti come quelle di Comunione e Liberazione e dell’Opus Dei. La mappa dell’establishment, completamente stravolta rispetto all’ultimo mezzo secolo di storia, è circondata dalla diffusa inquietudine di un Paese che si interroga sulla fragilità dell’attuale classe dirigente. E si chiede: Saranno potenti?

«Uno spaccato sul potere in Italia» (Il Messaggero)

«Poteri forti e poteri deboli: finalmente la verità» (Il Sole 24 Ore)

«Un’analisi accurata e senza sconti della nostra classe dirigente» (La Repubblica)

«La storia delle scuole dove si è formato l’establishment italiano» (Il Corriere della Sera)

Pietro Ingrao, il compagno disarmato. Edizioni Sperling & Kupfer, 2004.

La parabola politica di Pietro Ingrao coincide con i destini del comunismo e attraversa i grandi avvenimenti del Novecento: sulla sua pelle bruciano le passioni, le battaglie e le scelte di intere generazioni che, con i loro sogni, hanno dovuto fare i conti con la storia. Eppure, nessun uomo politico è riuscito, come lui, a esercitare un fascino così costante nel tempo e tuttora ancora integro. La figura di Ingrao incarna le ragioni e le speranze che hanno tenuto insieme, sul piano politico e umano, un popolo più che un partito. Nel ripercorrere la sua lunga esperienza, Antonio Galdo ci accompagna negli eventi decisivi della storia moderna: le due guerre mondiali, il nazismo e lo stalinismo, il crollo del Muro di Berlino, i conflitti del terzo millennio. Parallelamente allo scorrere degli eventi, viene svelato l’Ingrao più segreto: il poeta, il marito innamorato, il rivoluzionario che ha pensato di farsi monaco. Un uomo affascinante nella sua complessità, che ancora oggi si interroga, ricostruisce e giudica con lucidità i suoi errori e le sue scelte di vita. Un uomo che, sulla soglia dei novant’anni, non ha perso il gusto della battaglia e la voglia di stare in campo. E che non rinuncia a un appello alle nuove generazioni: abbandonare la violenza come strumento di lotta politica.

«Non un libro intervista, ma piuttosto il rendiconto pubblico e privato di un appassionato viaggio nel Novecento, in forma di dialogo tra l’autore e il viaggiatore» ( Paolo Franchi, Il Corriere della Sera»)

«Il Pietro Ingrao che non ti aspetti» (L’Avvenire)

«Una sorta di autobiografia di gran parte dell’intelligentsia militante nella sinistra alternativa» (Il Sole 24 Ore)

«Un bel libro» (Il Foglio)

«Da queste pagine viene fuori una figura animata da pulsioni autentiche, l’ultima delle quali è quel pacifismo integrale che ancora una volta lo fa sentire in consonanza con gli umori medi della sinistra» (Nello Aiello, La Repubblica)

Fabbriche. Storie, personaggi e luoghi di una passione italiana. Edizioni Einaudi, 2007.

Sono state le fabbriche della follia. Di una lucida, accecante pazzia che ha stravolto i connotati dell’Italia, fino a trasformare un Paese di agricoltori e di mezzadri in una opulenta potenza industriale. Una generazione di imprenditori si è tuffata a capofitto nel vortice della produzione in serie, delle catene di montaggio, delle ciminiere. Non avevano soldi, e sono andati a prenderli ovunque: anche sotto i materassi dei contadini che nascondevano i risparmi di un raccolto generoso, di una buona vendemmia. Serviva spazio, e lo hanno trovato ingoiando le campagne, avvicinandole ai centri urbani, e attrezzando delle gigantesche company town.

E’ un viaggio nell’Italia di ieri e di oggi, quello attraverso il quale ci conduce Antonio Galdo. Una galleria di luoghi e personaggi nei quali riconosciamo i segni di un Paese in perenne trasformazione lungo il filo di una stessa passione oggi quasi dimenticata. Da Sesto San Giovanni a Borgo Panigale, da Alberto Pirelli a Pietro Barilla, da Aristide Merloni a Pilade Riello, dai primi capannoni della Fiat alla Technogym. Fino ai call center dell’Atesia, regno metafisico del post-operaio.

«Una bella storia, tutta italiana» (Miriam Mafai, La Repubblica)

«Leggetela, questa storia italiana: resterete a bocca a aperta, come un cinese» (Adriano Sofri, Panorama)

«La fabbrica simbolo e status, una memoria che ha lasciato una traccia profonda nel nostro Paese» (Mario Margiocco, Il Sole 24Ore)

«Se volete capire le trasformazioni del capitalismo italiano, questo è senza dubbio un libro da leggere» (Fabio Ranchetti, Il Corriere della Sera)

«Un libro che mescola insieme passato e presente» (Giuseppe Berta, La Stampa)

«Un libro da leggere tutto di un fiato» (Mauro Cereda, Avvenire)

«Un racconto limpido e affascinante» (Antonio Ghirelli, Il Riformista)

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