È stato sepolto il modello Roma

novembre 5, 2007 alle 11:18 am | Pubblicato su L'Editoriale | 6 commenti
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Ha giocato d’anticipo, Walter Veltroni, di fronte alla tragedia di Giovanna Reggiani. E ha fatto bene. Il leader del Partito democratico rischiava di restare travolto dalla valanga di un’opinione pubblica indignata per un livello così scadente della sicurezza nelle nostre città, e ha reagito da commissario straordinario del governo. Ottenendo provvedimenti immediati e scatenando la reazione di Rifondazione che parla di «leggi speciali», con un vago riferimento ai metodi del regime fascista. La tempestività di Veltroni, però, mette a nudo in modo ancora più evidente il fallimento del suo modello di amministrazione della capitale, sul quale il sindaco ha costruito, anche grazie a un’informazione sempre pronta a fare da cassa di risonanza, l’ultimo pezzo della sua carriera politica. Frana, con il delitto di Tor di Quinto, la Roma buonista, accogliente e inclusiva. E’ nuda la città che ha trascurato i suoi malesseri in periferia, e si è concentrata nella fenomenologia dei festival e delle notti bianche. Si sbriciola la retorica di una sinistra di governo che predica tolleranza laddove c’è violenza e che considera la sicurezza un valore di destra, dunque non coltivabile. Il giudizio più severo al veltronismo come fallimentare cultura di governo, una volta messo alla prova con i problemi quotidiani di una metropoli, è arrivato ieri con una doppia intervista, pubblicata sul Messaggero, al prefetto Carlo Mosca e al capo della Polizia, Antonio Manganelli. Parlano da servitori dello Stato, senza tessere e simpatie politiche, e denunciano «la crescita perversa nella città di insicurezza e illegalità» e perfino la perdita del «decoro» nella capitale. Sarebbe ingeneroso mettere tutto questo sul conto di Veltroni, come è incivile l’accusa al precedente governo di avere spalancato le porte alla comunità romena, della quale non si conoscono neanche le cifre precise. Ma è un fatto che nella Roma veltroniana, oggi sarcasticamente definita “modello Rom” , si è accumulata una catena di violenze che ha messo a rischio l’incolumità dei cittadini ed è mancata una spinta politica, da parte dell’amministrazione comunale, per prosciugare le zone franche dove spadroneggiano i boss di intere comunità. E il sindaco responsabile, come massima autorità amministrativa, di questa deriva, oggi deve fare i conti, da capo del Partito democratico, con i suoi errori. Veltroni è abilissimo a cambiare abito nello spazio di un mattino, ed a trasformarsi, per effetto di uno stato di necessità, in un leader che predica «legge e ordine». Ma le parole non basteranno, se non diventeranno una vera rottura con un cultura politica: quella con la quale Walter Veltroni finora ha governato la capitale d’Italia.

Il centrodestra ringrazi Veltroni e si svegli

ottobre 16, 2007 alle 9:18 am | Pubblicato su L'Editoriale | 13 commenti
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veltroninoLa più concreta iniziativa per l’asfittico centrodestra italiano l’ha presa Walter Veltroni. E ci voleva. Già, perché a parte qualche inutile polemica sulla reale affluenza alle urne, l’investitura plebiscitaria del sindaco di Roma a leader del Partito democratico rappresenta una scossa salutare per l’ex casa delle Libertà. Nulla sarà come prima, questo è sicuro, e non c’è bisogno di dare fiato alle trombe della retorica per rendersi conto che la nascita formale e sostanziale di un nuovo partito costringerà il centrodestra a riprendere un’azione politica. Certo: resta l’incognita delle elezioni a breve, nel 2008, la soluzione più gradita a Silvio Berlusconi, ma non si può restare fermi in attesa che sia chiara l’evoluzione della legislatura. Non lo capirebbero gli elettori, a partire da quelli che sono scesi in piazza nella manifestazione organizzata, con successo, da Alleanza nazionale, e da quanti chiedono da tempo un’accelerazione sulla strada del partito delle libertà. Che fare, dunque? Un percorso possibile è quello di riaprire rapidamente un tavolo di discussione per un programma comune. Parlare di cose, insomma, prima che di contenitori. E farlo non solo coinvolgendo circoli e associazioni, un patrimonio molto cresciuto nel centrodestra, ma innanzitutto i gruppi dirigenti dei partiti. Si deve fissare un’agenda, con punti precisi, quelli che poi diventeranno la piattaforma di una programma di governo, breve ed efficace, da presentare in occasione del ritorno alle urne. Per esempio: tasse, sicurezza, welfare e famiglia, legge elettorale e modifiche istituzionali, privatizzazioni, scuola e università. Se si tornasse a discutere con concretezza di questi temi, cercando anche di allargare l’area delle consultazioni alle forze sociali in un momento nel quale l’Italia è prigioniera della sua frammentazione, si potrebbero ottenere nel breve periodo due risultati.

Il primo: dare un segnale di buona politica, lontana dalle formule astratte e vicina ai problemi dei cittadini e alle possibili soluzioni.
Il secondo: creare il terreno sul quale poi ricostruire le alleanze nel centrodestra.

Un programma di governo, tanto per capirci, renderebbe visibile l’assoluta vicinanza delle posizioni di Forza Italia e An, e potrebbe perfino spingere i dirigenti dei due partiti a saltare il passaggio intermedio di una federazione per puntare diritti al partito unico. Così siamo sicuri che, nel merito dei contenuti, anche la distanza con l’Udc è più corta, e a quel punto un patto federativo con i centristi sarebbe a portata di mano. Serve, come vedete, una buona dose di coraggio e di generosità: e per il momento diciamo grazie a Walter Veltroni.

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