Studenti, se quelli di destra vincono le elezioni…

novembre 15, 2007 alle 10:39 am | Pubblicato su L'Editoriale | 4 commenti
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Non hanno avuto grande attenzione da parte dell’opinione pubblica, eppure le elezioni studentesche, da Milano a Roma, ci hanno regalato una ventata di aria fresca che le forze politiche farebbero bene a valutare. Crollano le liste di sinistra, vince la destra: questo è il senso del verdetto dal punto di vista dei rapporti di forza. Dopo trent’anni, per esempio, Comunione e Liberazione si riprende il celebre liceo milanese Berchet, anche se l’icona elettorale non è don Giussani ma il volto sensuale di Chuck Norris, l’attore protagonista della serie televisiva «Walker Texas Ranger». Il risultato non era affatto scontato e in quella scuola, soltanto poco tempo fa, si urlavano slogan contro la riforma Moratti e si organizzavano girotondi sull’onda di un movimento che sembrava destinato a un grande futuro ed invece si è di fatto evaporato. Ma il dato politico viene dopo la forte partecipazione espressa dagli studenti in queste elezioni: una discesa in campo che smonta tutti i luoghi comuni su una generazione di ragazzi poco impegnati, senza interessi, distratti dalla tv, da Internet e dalle canzonette. Al contrario, questi studenti che non allungano braccia e non stringono pugni, sono forniti di un senso della realtà che sarebbe sciocco ridurre a puro pragmatismo. Non hanno ideologie, certo, eppure è chiaro che vogliono una scuola migliore, più accogliente, con più opportunità e solidità per il loro futuro. Guardano avanti, e non sopravvivono con la testa girata all’indietro come i loro genitori. Più che al fascismo “male assoluto” o al comunismo “lotta per la redenzione dei popoli” pensano alle aule per gli studi, all’installazione dei pannelli solari, ai rischi degli esami di riparazione. Se proviamo a guardarli con disincanto, senza inforcare gli occhiali del supponente giudizio generazionale, scorgiamo migliaia di ragazzi che non si sentono adescati dalle seduzioni dell’antipolitica. Anzi: vogliono politica. Risposte concrete al loro vivere quotidiano, e non balletti astratti di parole sulle formule e sulle alleanze. Chiedono, cioè, alla politica la sua essenza, la soluzione dei problemi. Ed è un bene che una domanda così forte, così carica di contenuti, sia alleggerita da qualche sorriso goliardico, da un provocatorio Vaffafioroni.org. Resta da capire chi e come colmerà la distanza, il vuoto, che separa questa generazione, con le sue aspettative, dalla politica organizzata, dai partiti, dai luoghi, a cominciare dal Parlamento, dove poi il potere passa dalle parole ai fatti. Ecco un bel lavoro da mettere all’ordine del giorno del futuro centrodestra per non disperdere energie fresche e un potenziale di ricambio che farebbe molto bene ai nostri partiti nanetti.

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