Ambiguità toscane

ottobre 25, 2007 alle 2:28 pm | Pubblicato su L'Editoriale | 1 commento
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La regione Toscana ha il chiodo fisso delle iniziative pubblicitarie, con i soldi dei contribuenti, per «valorizzare le differenze» e giocare così al tavolo del politically correct che piace tanto a qualche assessore del centrosinistra come il democratico Agostino Fragai. Si va dal diversity manager alla card prepagata con 2.500 euro a disposizione di transessuali e transgender per partecipare ad attività formative con l’ausilio di un tutor. Fino ai manifesti con un bebè che, con tanto di braccialetto come se fosse un malato di Aids, avverte: L’orientamento sessuale non è una scelta. Un messaggio sbagliato, ambiguo, inutile. Innanzitutto perché utilizza un neonato per una pubblicità dell’amministrazione regionale con il patrocinio del ministro delle Pari Opportunità (l’unico che starnazza ancora sul progetto Dico): qualcosa che ricorda le provocazioni del fotografo Oliviero Toscani con la fanciulla anoressica in primo piano, in modo però velleitario e poco professionale. In secondo luogo, che cosa significa «omosessuali si nasce»? C’è qualche certezza scientifica che lo dimostra? Non risulta. Mettere i gay nel recinto dei misteri della genetica significa soltanto ridurli a un universo di persone malate, da compatire. E si rischia così di aprire le porte a nuove forme di razzismo, di discriminazioni, di odiose etichette. Il contrario dell’idea di partenza, quella cioè di «valorizzare le differenze ».

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