La scossa serviva. E adesso carte sul tavolo

novembre 20, 2007 alle 5:39 pm | Pubblicato su L'Editoriale | 4 commenti
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Dove vuole arrivare Silvio Berlusconi? Proviamo a dare una risposta a questa domanda, che ci hanno rivolto in tanti, senza farci condizionare dal clima avvelenato in questi ultimi giorni nella ex Casa delle libertà. Innanzitutto Berlusconi non ha mai nascosto il sogno di passare alla storia come il fondatore di un grande partito di massa, liberale e moderato. Qualcosa di diverso, e di più stabile, dell’anomala creatura di Forza Italia, una forza politica nata sulla base di uno stato di necessità che ha dimostrato nei fatti di non essere in grado di autoriformarsi. Senza questa premessa, si rischia di ridurre l’operazione dei circoli della Brambilla, paralleli a quelli di Dell’Utri, a un puro capriccio, magari a un dispetto agli aspiranti eredi, Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini. In realtà i circoli erano e restano pezzi di un nuovo partito che gli elettori aspettavano da tempo dopo l’ingessatura di Forza Italia. In secondo luogo, Berlusconi è un leader movimentista, mosso sempre da una straordinaria sintonia con il suo popolo, insofferente e maldestro quando si tratta di azionare manovre parlamentari, come ha dimostrato il fallimento della sua strategia sulla legge Finanziaria. Per lui è impossibile stare fermi e aspettare lo scivolone dell’avversario sulle bucce di banane della sua fragilità. Ecco, dunque, il tavolo sparigliato e l’annuncio di un nuovo partito «con chi ci sta». Sapendo che l’appello non cade nel vuoto: già ieri Berlusconi ha raccolto l’adesione di altre frazioni del centrodestra, dai democristiani di Rotondi ai socialisti non emigrati nel centrosinistra. Fate le somme, e vedrete che siamo in presenza di una forza politica con una potenzialità elettorale superiore al 30 per cento. Ma i numeri non bastano. E il disegno di Berlusconi finirebbe alle ortiche se il centrodestra non ritrovasse una strada unitaria che passa, a nostro avviso, per un negoziato trasparente (e non fatto di ripicche personalizzate) con Alleanza nazionale e per una successiva intesa federativa con l’Udc da una parte e la Lega dall’altra. In questa partita, è una variabile importante la trattativa con il centrosinistra per una nuova legge elettorale, e la scossa di Berlusconi ha un significato chiaro: il boccino, nel centrodestra, è nelle sue mani e solo lui può garantire una legge proporzionale che non penalizzi gli alleati e salvi lo schema del bipolarismo. Si potrà discutere all’infinito sul metodo, sul filo del populismo, con il quale Berlusconi annuncia le sue svolte, ma sarebbe un dibattito inutile visti i precedenti. Quello che conta è la sostanza: e se, dopo tredici anni dalla sua discesa in campo, il Cavaliere è ancora l’unico ad avere un’energia vitale nel centrodestra, a prendere iniziative che non siano solo giochi di rimessa, è giusto che tutti facciano i conti con lui.

Studenti, se quelli di destra vincono le elezioni…

novembre 15, 2007 alle 10:39 am | Pubblicato su L'Editoriale | 4 commenti
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Non hanno avuto grande attenzione da parte dell’opinione pubblica, eppure le elezioni studentesche, da Milano a Roma, ci hanno regalato una ventata di aria fresca che le forze politiche farebbero bene a valutare. Crollano le liste di sinistra, vince la destra: questo è il senso del verdetto dal punto di vista dei rapporti di forza. Dopo trent’anni, per esempio, Comunione e Liberazione si riprende il celebre liceo milanese Berchet, anche se l’icona elettorale non è don Giussani ma il volto sensuale di Chuck Norris, l’attore protagonista della serie televisiva «Walker Texas Ranger». Il risultato non era affatto scontato e in quella scuola, soltanto poco tempo fa, si urlavano slogan contro la riforma Moratti e si organizzavano girotondi sull’onda di un movimento che sembrava destinato a un grande futuro ed invece si è di fatto evaporato. Ma il dato politico viene dopo la forte partecipazione espressa dagli studenti in queste elezioni: una discesa in campo che smonta tutti i luoghi comuni su una generazione di ragazzi poco impegnati, senza interessi, distratti dalla tv, da Internet e dalle canzonette. Al contrario, questi studenti che non allungano braccia e non stringono pugni, sono forniti di un senso della realtà che sarebbe sciocco ridurre a puro pragmatismo. Non hanno ideologie, certo, eppure è chiaro che vogliono una scuola migliore, più accogliente, con più opportunità e solidità per il loro futuro. Guardano avanti, e non sopravvivono con la testa girata all’indietro come i loro genitori. Più che al fascismo “male assoluto” o al comunismo “lotta per la redenzione dei popoli” pensano alle aule per gli studi, all’installazione dei pannelli solari, ai rischi degli esami di riparazione. Se proviamo a guardarli con disincanto, senza inforcare gli occhiali del supponente giudizio generazionale, scorgiamo migliaia di ragazzi che non si sentono adescati dalle seduzioni dell’antipolitica. Anzi: vogliono politica. Risposte concrete al loro vivere quotidiano, e non balletti astratti di parole sulle formule e sulle alleanze. Chiedono, cioè, alla politica la sua essenza, la soluzione dei problemi. Ed è un bene che una domanda così forte, così carica di contenuti, sia alleggerita da qualche sorriso goliardico, da un provocatorio Vaffafioroni.org. Resta da capire chi e come colmerà la distanza, il vuoto, che separa questa generazione, con le sue aspettative, dalla politica organizzata, dai partiti, dai luoghi, a cominciare dal Parlamento, dove poi il potere passa dalle parole ai fatti. Ecco un bel lavoro da mettere all’ordine del giorno del futuro centrodestra per non disperdere energie fresche e un potenziale di ricambio che farebbe molto bene ai nostri partiti nanetti.

Il centrodestra ringrazi Veltroni e si svegli

ottobre 16, 2007 alle 9:18 am | Pubblicato su L'Editoriale | 13 commenti
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veltroninoLa più concreta iniziativa per l’asfittico centrodestra italiano l’ha presa Walter Veltroni. E ci voleva. Già, perché a parte qualche inutile polemica sulla reale affluenza alle urne, l’investitura plebiscitaria del sindaco di Roma a leader del Partito democratico rappresenta una scossa salutare per l’ex casa delle Libertà. Nulla sarà come prima, questo è sicuro, e non c’è bisogno di dare fiato alle trombe della retorica per rendersi conto che la nascita formale e sostanziale di un nuovo partito costringerà il centrodestra a riprendere un’azione politica. Certo: resta l’incognita delle elezioni a breve, nel 2008, la soluzione più gradita a Silvio Berlusconi, ma non si può restare fermi in attesa che sia chiara l’evoluzione della legislatura. Non lo capirebbero gli elettori, a partire da quelli che sono scesi in piazza nella manifestazione organizzata, con successo, da Alleanza nazionale, e da quanti chiedono da tempo un’accelerazione sulla strada del partito delle libertà. Che fare, dunque? Un percorso possibile è quello di riaprire rapidamente un tavolo di discussione per un programma comune. Parlare di cose, insomma, prima che di contenitori. E farlo non solo coinvolgendo circoli e associazioni, un patrimonio molto cresciuto nel centrodestra, ma innanzitutto i gruppi dirigenti dei partiti. Si deve fissare un’agenda, con punti precisi, quelli che poi diventeranno la piattaforma di una programma di governo, breve ed efficace, da presentare in occasione del ritorno alle urne. Per esempio: tasse, sicurezza, welfare e famiglia, legge elettorale e modifiche istituzionali, privatizzazioni, scuola e università. Se si tornasse a discutere con concretezza di questi temi, cercando anche di allargare l’area delle consultazioni alle forze sociali in un momento nel quale l’Italia è prigioniera della sua frammentazione, si potrebbero ottenere nel breve periodo due risultati.

Il primo: dare un segnale di buona politica, lontana dalle formule astratte e vicina ai problemi dei cittadini e alle possibili soluzioni.
Il secondo: creare il terreno sul quale poi ricostruire le alleanze nel centrodestra.

Un programma di governo, tanto per capirci, renderebbe visibile l’assoluta vicinanza delle posizioni di Forza Italia e An, e potrebbe perfino spingere i dirigenti dei due partiti a saltare il passaggio intermedio di una federazione per puntare diritti al partito unico. Così siamo sicuri che, nel merito dei contenuti, anche la distanza con l’Udc è più corta, e a quel punto un patto federativo con i centristi sarebbe a portata di mano. Serve, come vedete, una buona dose di coraggio e di generosità: e per il momento diciamo grazie a Walter Veltroni.

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