Il vero maldestro è il ministro Amato

novembre 14, 2007 alle 1:02 pm | Pubblicato su L'Editoriale | 1 commento
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Sapevamo che a Giuliano Amato il Viminale stava stretto. Sapevamo che non aveva alcuna voglia di occuparsi di prefetture e questure, poliziotti e ordine pubblico: tutta materia troppo burocratica per il dottor Sottile, cultore di strategie politiche e, semmai, di impianti istituzionali. Ma non immaginavamo che il cinismo, e il distacco psicologico dalla sua funzione, spingesse il ministro degli Interni a dire, come ha fatto ieri, le seguenti parole: «Il povero Gabriele Sandri non sarebbe morto se i tifosi di due squadre diverse, incontrandosi in un autogrill, non si cimentassero in risse ma bevessero un caffè insieme». Ma che cosa significa? Una scazzottata tra tifosi in autostrada autorizza forse un poliziotto a sparare ad altezza d’uomo e il ministro competente a giustificarlo? Non è una frase scappata dalla bocca di un uomo sempre accorto e misurato. È il riflesso condizionato di un ministro che non ha la consapevolezza del suo ruolo, perché non lo apprezza. Come gli errori a catena, seguiti alla tragedia di domenica mattina sono la sintesi di un nervo scoperto, di uno Stato che va in tilt al primo incidente. E non basta l’autocritica del questore di Arezzo («abbiamo fatto un errore di comunicazione ») per scansare la responsabilità politica di chi comanda la prima linea dell’ordine pubblico. In un Paese normale l’assurda morte di Gabriele Sandri avrebbe già avuto un effetto, qualcuno ne avrebbe risposto, e Amato avrebbe rassegnato le sue irrevocabili dimissioni. Invece, la notte di domenica, dopo lunghe ore di sbandamento, si è consentito un assalto organizzato a un commissariato di polizia, dando disposizioni ai poveri agenti di restare inermi. Come se la loro paralisi avesse potuto azzerare la colpa di un collega, definito semplicemente «maldestro» da Antonio Manganelli. E se ci fosse scappato il morto tra le forze dell’ordine durante i tumulti di domenica sera? Si pareggiava anche il conto dei cadaveri di una domenica delle assurdità? In passato abbiamo visto ministri degli Interni dimettersi per responsabilità molto minori di quelle di Amato. E invece dovremo sciropparci questa fiera delle ipocrisie, con una maggioranza blindata attorno a un capo bastone del Partito democratico, a un’eminenza grigia della sinistra italiana, e di un’opposizione che ancora una volta dimostra tutta la sua evanescenza. Il capro espiatorio, che in questi casi deve sempre esserci, è già pronto: il conto di domenica lo pagherà il poliziotto maldestro. E il ministro maldestro resterà, solido e protetto, al suo posto.

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