Così il nucleare è un costo scandaloso della politica altro che barbiere…

ottobre 12, 2007 alle 9:32 am | Pubblicato su L'Editoriale | Lascia un commento
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Proviamo a mettere in fila le dichiarazioni di intenti. L’ultima, in ordine di tempo, è quella di Massimo D’Alema, ministro degli Esteri, che da Nuova Delhi ci comunica «il bisogno crescente di energia nucleare civile» e chiede il rilancio di questa fonte energetica in cambio di «un aumento del livello di sicurezza». Prima di lui, lo stesso discorso lo avevano fatto i ministri Pierluigi Bersani, Francesco Rutelli, Linda Lanzillotta, Antonio Di Pietro; il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta; leader dei partiti della maggioranza, come Piero Fassino. Quanto a Romano Prodi, ecco le parole del capo del governo: «Ero favorevole al nucleare nel lontano 1987, quando uno sciagurato referendum lo bocciò. Per il momento non ci sono le condizioni politiche per riaprire il dossier». Già, le condizioni politiche. E quali sarebbero? L’opposizione di un ministro, il verde Alfonso Pecoraro Scanio, che vale il 2,1 per cento dei voti e qualche veto sul versante della sinistra massimalista? Una risicata minoranza, dunque, di fronte alle forze più autorevoli, e più consistenti, del centrosinistra: una minoranza che ancora una volta esercita fino in fondo il suo efficace potere di veto. Allo stesso tempo, dal fronte dell’opposizione, Pier Ferdinando Casini ha proposto ieri, dalle colonne del Sole 24 Ore, una cabina di regìa bipartisan per riaprire in Parlamento la partita del nucleare. E su questa linea si ritrovano Alleanza nazionale e Forza Italia. A conti fatti, siamo di fronte ai due terzi dei gruppi politici che si dichiarano favorevoli a una svolta radicale nella nostra politica energetica. Una maggioranza schiacciante che, però, sarà sconfitta ancora una volta da una minoranza secondo la legge dominante dell’impotenza della politica italiana. Tra l’altro, se è vero che Prodi oggi sul nucleare è prigioniero dei veti interni, va ricordato che anche il governo del centrodestra, nella precedente legislatura, non è riuscito a realizzare una nuova politica energetica, e neanche ci ha provato pur disponendo di un’ampia maggioranza in Parlamento. Intanto, l’Italia resta un Paese dipendente dalle sue importazioni, sempre più care, in campo energetico, con enormi danni per la bilancia dei pagamenti, per le stratosferiche bollette che pagano imprese e famiglie, e per il rischio dei black out invernali. Nel 2006, ha ricordato recentemente il presidente dell’Authority, Sandro Ortis, alla sola Enel sono stati riconosciuti 66 milioni di euro a titolo di reintegrazione dei maggiori oneri sostenuti per l’utilizzo di impianti alimentati a olio combustibile. Ecco, dunque, se volevate un esempio di quali sono gli scandalosi costi della politica, ben più gravi di un taglio di capelli gratuito dal barbiere, il caso del nucleare, e l’ipocrisia che lo circonda, è emblematico.

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