Finanziaria: prendono in giro anche Napolitano

ottobre 9, 2007 alle 2:22 pm | Pubblicato su L'Editoriale | Lascia un commento
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Si accettano scommesse: gli appelli di Giorgio Napolitano contro «una legge Finanziaria ridotta ad articoli unici di dimensioni abnormi» e «un eccessivo ricorso» al voto di fiducia, resteranno lettera morta. Parole scritte sulla sabbia, da archiviare a futura memoria. Romano Prodi lo sa bene, e ha già messo il suo cappello curiale sulle sollecitazioni del capo dello Stato. «Condivido pienamente le sue preoccupazioni» ha detto. Amen. Come il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, che ha già dimenticato le promesse fatte lo scorso anno, proprio in occasione del tormentato iter parlamentare della Finanziaria. «Approveremo una legge per farla più snella» aveva promesso. E invece il film si ripeterà, con la stessa regìa, anche quest’anno. L’articolo unico e il ricorso alla fiducia sono due facce di una stessa medaglia. Un problema politico, e non una questione di galateo istituzionale come sembrerebbe leggendo i commenti dei rappresentanti dell’Unione. E il problema consiste nella debolezza della maggioranza, e quindi del governo, che non può affrontare un vero dibattito parlamentare, con tutti i rischi che comporta, e ha bisogno di spezzare il filo del «tira e molla» all’interno della coalizione. Ecco perché Prodi e Padoa- Schioppa mettono in piedi, con un sofisticato gioco di ragionieri, una finanziaria «abnorme», o meglio, mostruosa. Caricano su un solo articolo tutti i provvedimenti che ritengono indispensabili, approvando così in un colpo più leggi, e poi, zac, chiudono i giochi nella maggioranza e con l’opposizione attraverso il ricorso al voto di fiducia. Non sarà un vero e proprio esproprio delle prerogative parlamentari, ma certo questa prassi è al confine, forse fuori, del perimetro costituzionale. Svuota le funzioni stesse di deputati e senatori, privandoli dei loro essenziali diritti-doveri, e riduce il Parlamento, che tra l’altro in una delle sue camere è paralizzato, a una sorta di ufficio per la ratifica dei blitz governativi. Stranamente su questa prassi così ben coltivata dal centrosinistra, si alza il velo del silenzio dei costituzionalisti più noti, generalmente militanti della sinistra intellettuale, che non osano dire una parola di censura sulla deriva della Finanziaria. Sul campo di battaglia, dopo il voto, resteranno, come cenere, le parole del capo dello Stato. Quelle che tutti dicono di avere apprezzato.

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